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Comunismo
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Il mwewcomunismo (dal mwfafrancese mwfqcommunisme, derivato da mwfgcommun "mwfwcomune"cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]) è l'ampio insieme delle idee mwiaeconomiche, mwiqfilosofiche, mwigsociali e mwiwpolitiche critiche del mwjasistema capitalista, che puntano al suo superamento per stabilire una mwjqsocietà comunista, cioè senza mwjgclassi e basata sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione e scambio.cite-ref-3[3]

Il comunismo, teorizzato per la prima volta in modo sistematico nel mwlaXIX secolo dai due pensatori tedeschi mwlqKarl Marx e mwlgFriedrich Engels, subì diverse trasformazioni e interpretazioni in base al tempo e al luogo in cui venne rielaborato e in cui ci fu, perlomeno, il tentativo di mwlwraggiungerlo. Engels lo definì come "la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato" nel libro mwmamwmqPrincipi del comunismo del 1847.cite-ref-4[4]

All'interno del comunismo coesistono numerose correnti di pensiero come l'mwnwanarco-comunismo e il mwoacomunismo marxiano. A sua volta, da quest'ultima elaborazione dell'ideologia comunista (la più fortunata a partire dalla seconda metà del XIX secolo) ne sono derivate diverse altre all'interno di movimenti quali il mwoqluxemburghismo, il mwogconsiliarismo, il mwowcomunismo di sinistra, il mwpaleninismo, il mwpqtrockismo, il mwpgmarxismo-leninismo, lo mwpwstalinismo, il mwqamaoismo, il mwqqcastrismo, il mwqgrevisionismo, il mwqwmarxismo occidentale.

Contents

Storia
Note

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Storia del termine

Nonostante l'idea di una società comunista si sia sviluppata fin dall'antichità, i termini mwrwsocialismo e comunismo sono di origine settecentescacite-ref-5[5] e divengono di uso comune solo con l'affermarsi della mwtaRivoluzione industriale. Nonostante ciò, il termine mwtqcomunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l'abolizione della mwtgproprietà privata. Molte di queste teorie però mancano di alcune caratteristiche del comunismo moderno e contemporaneo, in particolar modo l'assenza di superamento della suddivisione in mwtwclassi e di egualitarismo.

In questi casi si usano quindi anche termini differenti per marcare questa differenza: si parla di teorie "comunistiche" o di "comunismo mwuqante litteram".

Fino alla pubblicazione del mwuwmwvaManifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati sinonimi e pertanto intercambiabili. Nell'opera, (manifesto pubblico della Bund der Kommunisten, incaricati della stesura inerente al secondo congresso, 29 novembre 8 dicembre 1847) Marx ed Engels operano la suddivisione tra «mwvqsocialismo utopico» e «mwvgsocialismo scientifico», che chiamano anche comunismo. Si voleva evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (mwvwSaint-Simon, mwwaFourier, mwwqProudhon e mwwgOwen) e quelle della Bund der Kommunisten, che si proponeva di essere scientifica volendosi basare su fatti e leggi, e non su idee o utopie.cite-ref-6[6] Nel mwxwManifesto si trova scritto:

«Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di un'esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi»

(Karl Marx e Friedrich Engelscite-ref-7[7]cite-ref-8[8])

Nonostante queste affermazioni, molti hanno criticato che il socialismo possa essere "scientifico": in particolare mwagKarl Popper, che basa la sua critica sulla non mwawfalsificabilità delle teorie socialiste.

In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'mwbqOttocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla mwbgSeconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati mwbwsocialisti o mwcasocialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il mwcqPartito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del mwcgsocialismo riformista e il mwcwsocialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di mwdaPartito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme. Questi ultimi possono rimanere nell'alveo della società capitalistica senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione socialista della società oppure promuovere leggi volte a cambiare il sistema sociale da capitalista a socialista.

Uso del termine

Il termine comunismo è stato variamente interpretato nel corso della storia, spesso portando a situazioni politicamente conflittuali tra differenti visioni dello stesso. Nel senso strettamente politico e di uso attuale il termine è stato impiegato nel XIX secolo come sinonimo di socialismo, anche precedentemente all'utilizzo espresso da Marx.cite-ref-9[9] Utilizzato in italiano ed in francese anteriormente al 1800, anche nella stessa lingua tedesca di Marx, mwfakommunismus e mwfqcommunismus venivano usati in maniera affine alla successiva connotazione socialista.cite-ref-10[10] In lingua tedesca il termine comunque si eclisserà nei primi decenni del mwggXIX secolo per ricomparire massicciamente intorno alla fine degli stessi mwgwanni '30.

Le pratiche comuniste sono presenti nel corso degli eventi della storia umana, ben prima che l'uso del termine privilegiasse l'accezione marxista.

• Per consuetudine moderna è spesso chiamato comunismo la più nota sfera d'influenza mwhwmarxista, il movimento politico riferito prevalentemente a mwiaKarl Marx e mwiqFriedrich Engels, e anche a precedenti utopisti o rivoluzionari come mwigÉtienne Cabet, mwiwFrançois-Noël Babeuf, mwjaHenri de Saint-Simon, mwjqCharles Fourier, mwjgAuguste Blanqui, mwjwFilippo Buonarroti.
• Il mwkqmovimento anarchico ha avuto ed ha come fine una società dai caratteri comunisti, ed il mwkgcomunismo libertario mette l'accento su tale componente.
• A cavallo tra comunismo anarchico e comunismo primitivo del primo cristianesimo, si situano le forme collettivistecite-ref-11[11] che prendono spunto dagli scritti di mwmaLev Tolstoj, come il mwmqTolstoismo.
• Nel comunismo primitivo, in alcune tradizioni di comunità, ad esempio ebraiche, nella prospettiva mwmwescatologica, si puntava ad una giustizia sociale in questo mondo.
• Nel primo cristianesimo, un mwnqcomunismo di amore venne in una certa misura praticato. Tali premesse vennero riportate in auge da diverse interpretazioni nella mwngdottrina sociale della chiesa, ed in molti movimenti, tra cui la contemporanea mwnwteologia della liberazione.
• Tra le pieghe dell'mwoqilluminismo francese si erano avuti dei veri esempi di mwogproto-comunismo inteso tale in senso marxista, ad esempio in mwowJean Meslier e in mwpaMorelly, nei quali si teorizzava l'abolizione della mwpqproprietà privata, il controllo dello mwpgstato sui mezzi di produzione dei beni di consumo, distribuiti al bisogno dallo stato stesso.
• Nel mwqasocialismo utopico i tentativi di fornire l'uguaglianza sociale, non solo politica e giuridico di tutte le persone per quanto concerne la proprietà, tradizionalmente considerati dal marxismo irrealizzabili senza l'apporto del mwqqSocialismo scientifico.
• Nell'mwqweurocomunismo e nel comunismo riformista, dove i partiti politici europei del secondo novecento hanno interrotto la leadership sovietica, aprendo un percorso indipendente parlamentare al comunismo e forme economiche miste tra privati e proprietà statale dei mezzi di produzione.

Per estensione è quindi chiamato comunismo mwrqtout court la sola componente del movimento marxista o al marxismo dichiaratamente ispirantesi, dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato le sue precipue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni e/o che hanno apportato contributi teorici (come ad esempio il mwrgleninismo o il mwrwmaoismo).

Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una mwsqutopia, ma un divenire della realtà nell'epoca del capitalismo sviluppato:

«Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili.»

(Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847.)

«Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.»

(Karl Marx e Friedrich Engels. L'Ideologia tedesca, 1846)

Dopo Marx ed Engels - e almeno fino ai primi tre congressi dell'Internazionale Comunista (1919, 1920, 1921) - le questioni riguardanti il divenire della società comunista furono affrontate dal movimento socialista e comunista secondo criteri autodefiniti scientifici (e mwtqKarl Popper, in seguito criticherà sulla base della non mwtgfalsificabilità la scientificità delle teorie marxiste); tali criteri furono descritti ad esempio da Engels in mwtwIl socialismo dall'utopia alla scienza, un capitolo del suo mwuaAntidühring elaborato per la pubblicazione in opuscolo. Da quegli anni in poi, le già gravi divergenze all'interno del movimento dei lavoratori di ispirazione socialista si approfondirono e non sarà più possibile parlarne in modo unitario.

Storia

L'aspirazione a una società mwvaegualitaria ha origini assai lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere.

Età antica e cristianesimo biblico

L'assiriologo mwvwGiovanni Pettinato afferma più volte di scorgere un'organizzazione di tipo socialista e comunista alla base del cosiddetto regno di Ur III fondato da mwwaUr-Nammu e riformato dal figlio mwwqShulgi (mwwgterza dinastia di Ur) in mwwwMesopotamia nel 2100 a.C.cite-ref-12[12]

Gli mwyqEsseni praticavano una vita comunitaria in confraternite, condividevano entrate e spese, stabilirono la proprietà collettiva di terre e pascoli, ignoravano l'accumulo di metalli preziosi, sfruttavano un'economia di sussistenza, scambio fra beni agricoli e opera dei diversi mestieri, non praticavano commercio o navigazione, non praticavano il matrimonio pubblico.cite-ref-13[13] Erano noti per gli ideali pacifisti e comunitari, che erano disposti a perseguire anche utilizzando la violenza; avevano perciò la fama di essere dei facinorosi e dei rivoluzionari.

All'inizio della storia della congregazione cristiana vi furono degli episodi particolari di donazione, e quindi condivisione dei propri beni, che vengono spesso ritenuti una sorta di comunismo cristiano. Proponiamo alcuni brani dal libro degli mwzwAtti degli Apostoli e a seguire una riflessione sulle possibili differenze tra comunismo quale dottrina politica e donazione dei propri beni quale atto di generosità privata e spontanea com'è documentato nella storia biblica. I seguenti brani sono ambientati nei giorni appena successivi la mw0aPentecoste del 33 d.C., ovvero il giorno a cui si può far risalire la nascita ufficiale, o istituzione, della congregazione cristiana.

«Tutti quelli che divennero credenti erano insieme, avendo ogni cosa in comune, e vendevano i loro possedimenti e proprietà e ne distribuivano il ricavato a tutti, secondo che ognuno ne aveva bisogno. E di giorno in giorno erano con costanza assidui nel tempio, di comune accordo, e prendevano i loro pasti nelle case private e partecipavano al cibo con grande allegrezza e sincerità di cuore, lodando Dio e trovando favore presso tutto il popolo.»

(Atti degli Apostoli, capitolo 2, versetti da 44 a 47)

«Inoltre, la moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva; ma avevano ogni cosa in comune. E con grande potenza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e immeritata benignità [i.e. generosità, benedizione] era su tutti loro in grande misura. Infatti, non c’era fra loro uno solo nel bisogno; poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno. E Giuseppe, dagli apostoli soprannominato Barnaba, che tradotto significa Figlio di Conforto, un

levita

, nativo di

Cipro

, possedendo un pezzo di terra, lo vendette e, portato il denaro, lo depositò ai piedi degli apostoli.»

(Atti degli Apostoli, capitolo 4 vv. 32-37)

Secondo alcuni commentatori, è da riscontrarsi la differenza tra comunanza dei beni dovuta a norma di legge e spontanea generosità privata. Infatti la condizione di proprietà collettiva dei beni realizzata attraverso l'abolizione per legge della proprietà privata, che è carattere fondamentale del comunismo propriamente inteso come ideologia politica, e non come concetto etico, si distinguerebbe nettamente dalla generosità capillare e spontanea che operava nella congregazione cristiana delle origini. Questa differenza porterebbe a un'esperienza sociale opposta, ove l'uno sarebbe stato vissuto come abuso e violenza da parte di un potere superiore dispotico, l'altro sarebbe osservato quale atto di umile virtù. Infatti, secondo tali opinioni, si potrebbe notare che i beni privati non sono espropriati ma donati, e che tali beni non sono semplicemente dati a tutti ma come dice: "si faceva la distribuzione a ciascuno, mw1asecondo che ognuno ne aveva bisogno". Infine, il fatto che non siano messi in comune solo i mezzi di produzione, quali erano per esempio i campi agricoli, ma l'intera vita dei fedeli, sarebbe sufficiente a differenziare tali pratiche da quelle più recenti del comunismo. Oltre a queste differenze sostanziali ci sarebbero, secondo alcuni, numerose altre differenze di natura istituzionale e teorica.cite-ref-14[14]

Età tardo-antica e cristianesimo medievale

Molti pensatori occidentali hanno concepito idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine nel mw2wXIX secolo.

Il principio della comunione dei beni era un carattere proprio del mw3qCristianesimo delle origini. Nel secondo capitolo degli mw3gAtti degli Apostoli, ai versetti 44-47, si descrive il funzionamento della prima comunità cristiana, mettendo in risalto l'aspetto della comunione dei beni. Tale comunione non era stabilita per norma, i fedeli vi aderivano volontariamente. Si veda in proposito l'episodio di mw3wAnania e Saffira:

«Un uomo di nome

Anania

con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.»

(Atti degli apostoli 5,1-11)

mw4gSant'Ambrogio sosteneva che la proprietà privata era un prestito fatto ai singoli dalla collettività, la quale aveva il diritto di riappropriarsene per il bene comune.

Gli stessi ideali troveranno spazio negli ordini monastici, a partire dai mw5abenedettini, la cui regola, scritta direttamente dal Santo, era prettamente comunistica; oppure, soprattutto nel mw5qMedioevo, in alcuni mw5gmovimenti ereticali (come quello dei mw5wdolciniani). Anche alcune delle mw6aciviltà precolombiane delle mw6qAmeriche sono di tipo comunistico.

Seicento

Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata tornano in auge all'epoca della mw8wRiforma protestante, con la mw9aguerra dei contadini tedeschi, che sconvolge l'mw9qEuropa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano mw9gThomas Müntzer e mw9wGiovanni da Leida.

Qualche anno prima mw-qmw-gL'Utopia di mw-wTommaso Moro e più tardi mw-amw-qLa città del sole di mw-gTommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità mw-wideali in vario grado comuniste.

Il 1º aprile 1649 i mwaqemwaqidiggers (zappatori, scavatori) cominciano a coltivare alcune terre nei pressi di mwaqmCobham, nel mwaqqSurrey, in mwaquInghilterra, secondo principi comunisti. Grazie agli scritti del loro portavoce mwaqyGerrard Winstanley, quello del Surrey è il gruppo di diggers sul quale si hanno più informazioni, ma abbiamo notizia dell'esistenza di diggers anche in altre località dell'Inghilterra.cite-ref-15[15]

Settecento

Negli anni del 1700 l'idea di comunismo trova nuove e più concrete formulazioni. Per quanto la linea teorica possa considerarsi abbastanza comune, bisogna distinguere due indirizzi principali, quello mwaq0teologico, rappresentato principalmente da mwaq4Étienne-Gabriel Morelly e Dom Descamps e quello mwaramaterialistico, rappresentato da mwareJean Meslier. In forme diverse l'idea di comunismo aleggia durante tutto l'mwariIlluminismo come conseguenza della nascente attenzione al concetto di mwarmmwarquguaglianza tra tutti gli esseri umani.

Essa era implicita nel mwaryCristianesimo, che essendo una religione mwarcuniversalistica (contrariamente all'mwargEbraismo) proclamava l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio, ma non davanti al mwarkpotere temporale, che implicava una mwarogerarchia di mwarsclassi sociali con diversi compiti e diritti. Il comunismo aveva infatti abbastanza caratterizzato le comunità proto-cristiane sino al IV secolo, ma poi, dopo l'mwarwEditto di Milano, cessata una relativa clandestinità, alla luce del sole la nuova società cristiana si mwar0stratificava esattamente come quella romana pre-cristiana. Il concetto di eguaglianza ha influenzato in generale il pensiero del Settecento e un'uguaglianza civile, se non comunistica, era anche quella propugnata da mwar4Jean-Jacques Rousseau o da mwar8Gabriel Bonnot de Mably, il primo con una visione di tipo religioso, il secondo di tipo laico. Mably dichiarava: "Il legislatore agisce in maniera inutile se non si concentra sullo stabilimento dell'eguaglianza. Il bene possibile si ottiene con l'eguaglianza tra tutti gli uomini perché è essa che li tiene uniti."

Il più notevole sostenitore e teorizzatore del comunismo, e in senso decisamente ateo e materialistico, è mwasmJean Meslier, che scrive nel mwasqTestament: "Quasi universalmente accettato e autorizzato è l'abuso e l'appropriazione individuale che alcuni fanno dei beni e delle ricchezze della terra, i quali dovrebbero invece essere possesso di tutti e in parti uguali. La proprietà deve esser comune e tutti debbono usufruirne equamente e comunitariamente.". Queste le basi del comunismo materialistico di Meslier, che poi arringa i destinatari del mwasuTestament con queste parole: "Cercate di unirvi tutti insieme per scuotere il giogo tirannico dei vostri principi e dei vostri re; abbattendo i troni ingiusti e malvagi; rompete le teste coronate e umiliate la loro superbia. I più saggi di voi guidino e governino gli altri, è loro compito formulare leggi e decreti che mirino sempre, a seconda dei tempi, dei posti e delle situazioni, a difendere e a far progredire il bene pubblico.".

Per quanto riguarda mwascÉtienne-Gabriel Morelly, egli ha invece una visione religiosa del comunismo, basata sul fatto che Dio ha fatto le leggi di natura perfette e buone e che basta combattere l'mwasgegoismo individualistico e rifarsi a Dio per ottenere comunione ed eguaglianza tra tutti gli uomini. Nel suo poema mwaskLa Basiliade, o mwassNaufragio alle Isole Galleggianti, egli immagina una società ideale in un luogo remoto, dove c'è una società comunista, senza classi e senza veri capi, retta armonicamente dal popolo tutto e in perfetto accordo. Analogamente il monaco mwaswbenedettino mwas0Léger Marie Deschamps, a metà del Settecento, propone uno Stato comunista basato su una morale di tipo mwas4monastico, opponendosi al materialismo di D'Holbach. Deschamps ha influenzato notevolmente le concezioni pre-socialiste del Settecento anche grazie alla notorietà e alla rete di rapporti che il suo protettore, il marchese d'Argenson, gli ha fatto avere nei circoli intellettuali dell'epoca, facendogli conoscere mwatad'Alembert, mwateVoltaire e mwatiRobinet. Vanno poi ricordati fra gli interessanti esperimenti di "comunismo reale" anche le mwatmreducciones del mwatqParaguay impiantate dai mwatuGesuiti nel XVIII secolo.

Le concezioni basate sulla religione mwatcdeista di mwatgVoltaire e mwatkRousseau agiranno anche in senso egualitaristico ma non comunistico, per quanto Rousseau col suo mwatomwatsLe contrat social abbia dato un modello interessante di stato teologico, con dei Legislatori come classe emerita e rispettata, quasi sacerdotale, che ricorda da vicino il modello mwatwplatonico di stato, con i filosofi come governanti. L'influenza di Voltaire e Rousseau sui teorici della mwat0Rivoluzione francese, di cui furono considerati i veri padri, e sul mwat4Giacobinismo, che riprende specialmente il fanatismo e l'intransigenza di Rousseau, è notevolissima. I materialisti atei come mwat8Helvétius, D'Holbach e Diderot hanno invece una visione differente della società, nel senso dell'equità, ma non dell'eguaglianza. Vi erano anche circoli rivoluzionari fortemente egualitari, e questa concezione sociale è incarnata nel pensiero e nei comportamenti di mwauaJean Paul Marat.

Primi Ottocento

Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale determinati dalla mwaumrivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel mwauqNuovo Mondo. Il filosofo francese mwauuÉtienne Cabet, nel suo libro mwauyViaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto mwaucdemocraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli mwaugStati Uniti d'America, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898.

I prodromi della mwauolotta di classe si evidenziano inoltre in molti dei moti afferenti a quella che verrà chiamata mwausmwauwPrimavera dei popoli, in cui convivono anime borghesi, operaie, repubblicane e socialiste, e di cui la mwau0Rivoluzione francese del 1848 è uno degli eventi chiave. Essi dimostrano una fortissima effervescenza della società civile, e costituiranno l'humus di cui si nutriranno le teorie socialiste di tutto il secolo.

I movimenti comunisti dalla seconda metà del XIX secolo

Le condizioni di estremo sfruttamento degli operai nel corso della prima fase della mwavurivoluzione industriale e le perduranti condizioni di disagio della componente rurale e contadina della popolazione sollecitano la nascita di una nuova coscienza politica. Tali fermenti sfociano anche nell'elaborazione di tesi di matrice comunista. Le differenti letture e proiezioni di un processo che potesse portare ad una società di tipo egualitario si tradussero in una serie di movimenti, teorie e ideologie che si ritrovarono, a fasi alterne, alleate o contrapposte, nell'intento comune di una futura "società senza classi".

Socialismo utopico e scientifico, la visione di Karl Marx e il Manifesto del Partito Comunista

Il più noto e politicamente determinante filosofo a credere nel comunismo è mwavoKarl Marx che usa il termine tra l'altro nel mwavsmwavwManifesto del Partito Comunista scritto con mwav0Friedrich Engels.

Con Marx ed Engels il comunismo diventa un movimento mwav8rivoluzionario.cite-ref-16[16] In contrasto con le idee utopistiche di mwawqOwen e mwawuSaint-Simon, Fourier, Marx ed Engels affermano che il comunismo non poteva emergere da piccole comunità isolate ma solo globalmente, dal corpo dell'intera società. Il Manifesto propone una lettura della storia sotto la lente del concetto di mwawylotta di classe: il motore della storia è nel contrasto tra una classe dominante (la mwawcclasse borghese in epoca moderna), che possiede o controlla i mwawgmezzi di produzione e la maggioranza di persone, che non possiede nulla, oltre la propria mwawkforza lavoro.cite-ref-17[17]

Nella fase storica descritta dal Manifesto (così come in tutte le opere di Marx ed Engels), il mwaw8capitalismo è qualitativamente connotato, come in (quasi) tutti i modi di produzione precedenti dalla dominanza di una classe sociale su un'altra (almeno).cite-ref-18[18] Nello specifico, la mwaxqborghesia (i capitalisti), ossia la classe che detiene i mezzi di produzione e cioè le condizioni oggettive della produzione, estrinseca la propria dominanza sulla classe subordinata, il mwaxuproletariato, ossia coloro che devono vendere la propria abilità al lavoro in cambio della sussistenza (mwaxysalario), attraverso lo sfruttamento di questi ultimi che si realizza nel pagamento di una parte della giornata lavorativa, mentre la restante parte - il pluslavoro, poi plusvalore - è la radice sociale del profitto.cite-ref-19[19] Nell'opera mwaxsDas Kapital (mwaxwmwax0Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così un mwax4mwax8profitto (vedi mwayateoria del valore e mwayeteoria marxiana del valore per i dettagli). Per Marx se le classi lavoratrici di tutti i paesi mwayiprendessero coscienza dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica della mwaymdialettica mwayqhegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il mwayusocialismo non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta e di tutte le classi.

Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione definito "socialismo" (mwaycdittatura del proletariato) nel quale lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata ai singoli individui (lo Stato in quanto tale era destinato a dissolversi), il vero e proprio "comunismo".

La dittatura del proletariato, come fase transitoria, veniva così a contrapporsi alla dittatura della borghesia, come imposizione alla minoranza dei capitalisti della volontà della stragrande maggioranza della popolazione (il proletariato). La conseguenza del comunismo sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in mwaykclassi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo.cite-ref-20[20] Una tale società sarebbe stata costruita attorno al principio "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità".

Sviluppi paralleli e successivi al pensiero marxista

Le idee di Marx sono state sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della mwazasocietà, mentre il nascente movimento mwazesocialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti (mwaziPierre-Joseph Proudhon, l'anarchico mwazmBakunin, i già citati utopisti e molti altri). Fu nel segno di Marx che fu creata la mwazqSeconda Internazionale Socialista. Nel periodo successivo alla morte di Marx al termine comunismo venne di solito preferito quello, allora equivalente, di mwazusocialismo. La grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx passava tra i cosiddetti mwazysocialisti riformisti o gradualisti come mwazcEduard Bernstein (e per certi versi anche il suo oppositore mwazgKarl Kautsky) in mwazkGermania, mwazoFilippo Turati in Italia o i mwazsmarxisti austriaci e, sul versante opposto, i mwazwsocialisti rivoluzionari come mwaz0Rosa Luxemburg in Germania o mwaz4Giacinto Menotti Serrati in Italia.

Entrambi i gruppi pensavano che il comunismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal mwaaafeudalesimo al mwaaecapitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. La differenza stava nel metodo che ritenevano necessario per questa transizione: mentre i socialisti riformisti ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali, i socialisti rivoluzionari pensavano, in accordo con Marx, che invece questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente ma avrebbe richiesto una rivoluzione.

Karl Marx e mwaamFriedrich Engels studiano anche altre forme di comunismo. Partendo dalle ricerche di Lewis Morgan e di altri mwaaqantropologi loro contemporanei, affermano che i primi mwaauominidi vivevano in una sorta di società comunista, chiamata mwaaycomunismo primitivo: il poco che possedevano veniva condiviso fra tutti, come anche i prodotti dell'attività dei singoli (in massima parte cibo). Alcuni gruppi isolati di persone vivevano fino a pochi anni fa in questo modo. In tutte le società moderne tuttavia la mwaacproprietà privata gioca un ruolo fondamentale, facendo sorgere il concetto di mwaagsocietà classista.

Questa tesi venne criticata da alcuni mwaaoindiani americani, come mwaasRussell Means, che vedevano il concetto di comunismo primitivo come una distorsione della realtà dovuta all'imposizione di uno schema teorico occidentale precostituito su una situazione che invece non coincideva affatto con questa visione semplicistica delle cose; peggio ancora, Means e gli altri denunciavano come questa distorsione fosse strumentale, dovuta al desiderio di ricavarne prove da portare a sostegno nel dibattito ideologico in mwaawEuropa. In particolare, l'mwaa0antropologia del mwaa4XIX secolo, i cui risultati Marx e gli altri citavano come prova a favore delle loro tesi, era basata su ricerche pesantemente influenzate da pregiudizi razziali, prive di una vera comprensione delle culture in esame e di loro osservazioni dirette.

Il rapporto tra anarchismo e marxismo

Sia secondo mwabeBakunin e mwabiProudhon che secondo Marx, bisogna superare il mwabmcapitalismo ed abolire lo mwabqStato in quanto sistemi gerarchici, ma secondo Marx bisogna passare prima attraverso una fase di transizione socialista chiamata “mwabudittatura del proletariato”. Nonostante le somiglianze e l'unità tra le due fazioni, nel corso degli anni del 1800, tra queste vi erano continui scontri filosofici. Quando Proudhon pubblicò un volume intitolato mwabymwabcFilosofia della Miseria, Marx rispose con il mwabgpamphlet mwabkmwaboMiseria della filosofia. Lo scontro tra anarchici e marxisti divampò all'interno dell'mwabsAssociazione Internazionale dei Lavoratori (mwabwPrima Internazionale). Tra il 1871 e il 1872 Marx ed Engels riuscirono definitivamente a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall'Internazionale.

Il più importante teorico anarchico del primo periodo è sicuramente il russo mwab4Michail Bakunin, che espose la sua dottrina per lo più in mwab8mwacaStato e anarchia. Per Bakunin mwacelibertà e mwacieguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia.

Bakunin individuò gli equivoci e i possibili rischi della nozione di Marx di mwacqdittatura del proletariato. Secondo Bakunin il marxismo era l'ideologia di quella che chiamava "élite della classe dominata", avviata a diventare classe dominante a sua volta e in particolare era l'ideologia degli intellettuali sradicati. La conquista del potere da parte dei marxisti, secondo Bakunin, avrebbe portato non alla libertà ma a una dittatura tecnocratica.

«Se c'è uno Stato ci deve essere per forza dominio di una classe sull'altra... Che cosa significa che il proletariato deve elevarsi a classe dominante? È possibile che tutto il proletariato si metta alla testa del governo?»

Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera mwaccfederazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di mwacgautogestione.

«Marx è un comunista autoritario e centralista. Egli vuole ciò che noi vogliamo: il trionfo completo dell'eguaglianza economica e sociale, però, nello stato e attraverso la potenza dello Stato, attraverso la dittatura di un governo molto forte e per così dire dispotico, cioè attraverso la negazione della libertà.»

mwacsEngels risponde alle accuse in "Critica del Programma di Gotha Lettera ad August Bebel", spiegando perché non si possa abolire subito lo Stato e come sia necessario servirsene nella lotta alla conquista della libertà.

«Gli anarchici ci hanno abbastanza rinfacciato lo "Stato popolare", benché già il libro di Marx

contro Proudhon e in seguito il Manifesto

comunista dicano esplicitamente che con l'instaurazione del regime sociale socialista lo Stato si dissolve da sé e scompare. Non essendo lo Stato altro che un'istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per schiacciare con la forza i propri nemici, parlare di uno "Stato popolare libero" è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell'interesse della libertà, ma nell'interesse dello schiacciamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cessa di esistere.»

Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da mwadyPëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all'mwadcimperialismo, nel suo saggio mwadgMutual Aid (1902) Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l'armonia. Proprio cooperazione ed armonia, senza necessità di una stratificazione gerarchica, dovrebbero essere i principi dell'organizzazione sociale umana. Kropotkin prende ad esempio le mwadkmwadopolis greche, i comuni medievali ed altre esperienze storiche come esempi di società autogestite. L'mwadsetica non dovrebbe essere imposta dalle leggi dello mwadwStato ma scaturire spontaneamente dalla comunità. Come Bakunin, Kropotkin si augura la scomparsa dello Stato e l'instaurazione di un comunismo mwad0federalista, autogestito e decentrato. Il mwad4comunismo anarchico esacerberà il distacco da quello di matrice marxista-leninista nel mwad8XIX secolo, con contrapposizioni violente anche durante la rivoluzione sovietica. Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera mwaeafederazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di mwaeeautogestione.

Come abbiamo visto, in origine anarchismo e marxismo erano ideologicamente molto vicini, ma l'anarchismo si distaccò dal marxismo successivamente al mwaemsocialismo reale (realizzato), in quanto esso era troppo lontano dalle loro idee libertarie. I regimi del socialismo reale affermatisi nel corso del mwaeqXX secolo hanno quasi sempre e invariabilmente perseguitato tutti i comunisti non allineati all'assolutismo del regime stesso. La repulsione nei confronti del mwaeusocialismo reale, accusato di gravi mistificazioni del marxismo, e proposizione di un mwaeycomunismo libertario dove la democrazia raggiunge i massimi livelli, sono condivise anche dai mwaecmarxisti consiliaristi, mwaegluxemburghisti e mwaekcomunisti di sinistra, i quali solitamente si definiscono autenticamente marxisti, accusando di antimarxismo quelle che loro considerano derive totalitarie.

La Comune di Parigi

Nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere nella mwaewComune di Parigi (1871) il primo tentativo da parte del mwae0movimento operaio di creare una società comunista. I mwae4comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la mwae8Prussia quanto contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Per Marx la Comune di Parigi rappresentò il primo esempio concreto di "mwafadittatura del proletariato"; egli sostenne con forza il coraggioso esperimento politico anche se in un primo momento ritenne l'impresa troppo azzardata.cite-ref-23[23]

L'Unione Sovietica, il marxismo-leninismo e il socialismo reale

La rivoluzione di Ottobre

Scontri e contrapposizioni tra le diverse anime del comunismo russo

L'uso del termine comunista, spesso interpretato in senso unicamente marxista, cambia, e acquisisce progressivamente un significato distinto da socialista, quando nel 1917 il Partito Operaio Socialista Democratico Russo (bolscevico, distinto dall'omonimo partito menscevico) mwafopartito leninista, assieme alla frazione di sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario, conquista la maggioranza nei mwafssoviet e prende il potere in Russia con la mwafwRivoluzione d'ottobre, la quale successivamente, nel 1922, porterà alla fondazione della mwaf0Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

In seno alla rivoluzione furono varie e numerose le contrapposizioni tra le organizzazioni d'ispirazione socialista e operaista, come mwaf8socialisti rivoluzionari, mwagamenscevichi. Oltre alle contrapposizioni tra rivoluzionari e riformisti vi furono conflitti, spesso destinati a sfociare in fatti di sangue e scontri bellici, con le componenti anarchiche e libertarie. Tra i fatti maggiormente noti si ricordano gli scontri della mwageRivolta di Kronštadt e i fatti relativi alla mwagiMachnovščina, l'esercito insurrezionalista d'mwagmUcraina.

L'ascesa al potere di Lenin

Dopo la rivoluzione Lenin, mwagwpseudonimo dal 1901 di mwag0Vladimir Il'ič Ul'janov, che al termine del processo rivoluzionario aveva conseguito la leadership incontrastata del movimento, propone alle fazioni rivoluzionarie dei socialisti marxisti di espellere la fazione riformista, cambiare il nome dei loro partiti in mwag4Partito Comunista e unirsi in una nuova Internazionale (la terza), nel 1919, che poi diventerà l'mwag8Internazionale Comunista, abbreviata in seguito in Comintern. La nuova Internazionale si ispira al modello sovietico, accetta, implicitamente, la leadership del mwahaPartito Comunista Russo (bolscevico) e adotta la versione bolscevica del marxismo. Ogni partito che voleva aderire doveva accettare le "Ventuno Condizioni" decise dal secondo congresso dell'Internazionale, fra le quali la dodicesima che indicava che i partiti aderenti dovevano basarsi sul principio del mwahimwahmcentralismo democratico, che prevedeva la possibilità di ampio dibattito interno ma che impediva l'espressione all'esterno di questo dibattito ed un'organizzazione di tipo centralizzata con vasti poteri al centro. In particolare prevedevano:

«La stampa periodica e non periodica e tutte le pubblicazioni di partito debbono essere completamente subordinate alla direzione del partito… bollare a fuoco, in modo sistematico e implacabile, non soltanto la borghesia ma anche i suoi complici, i riformisti di qualunque sfumatura… è assolutamente necessario combinare l’attività legale con quella clandestina… il partito comunista sarà in grado di compiere il proprio dovere soltanto se sarà organizzato il più possibile centralisticamente, se in esso dominerà una disciplina ferrea»

Nel pensiero di Lenin, come nel marxismo classico, il primo passo della presa del potere da parte del proletariato consisteva in una rivoluzione: il dominio borghese doveva essere sostituito dalla funzione-guida del proletariato (nel pensiero marxista classico questa fase viene chiamata, in opposizione polemica alla effettiva dittatura della borghesia, mwahydittatura del proletariato). Lenin però, che aveva ripreso e ampliato la teoria di mwahcHobson sull'mwahgimperialismo, a differenza di Marx che credeva che la rivoluzione sarebbe avvenuta nei paesi in cui il capitalismo era più avanzato, ipotizzò che la rivoluzione potesse avvenire prima nelle nazioni arretrate, come la mwahkRussia zarista, che erano più fragili perché subivano contemporaneamente sia le sollecitazioni interne del cambiamento sociale sia la pressione concorrente degli stati confinanti, economicamente e socialmente più moderni. Lenin puntava sul movimento di massa, alla cui testa doveva porsi il proletariato guidato da unmwaho'mwahsavanguardia proletaria composta di partiti coesi, bene organizzati e retti da una rigida disciplina. Questa versione del marxismo rientra nella teoria detta mwahwleninismo. Il regime di Lenin abolì la giornata lavorativa di otto ore e nel 1920 introdusse su sollecitazione di Trockij la cosiddetta militarizzazione del lavoro che prevedeva sanzioni penali per i lavoratori indisciplinati e poco produttivi. Dopo la distribuzione delle terre ai contadini venne imposta la consegna dei raccolti alle autorità per i bisogni di cittadini e dell'Armata Rossa, seguirono un gran numero di rivolte che portarono alla fucilazione di oltre 200.000 contadinicite-ref-24[24].

La maggior parte dei socialisti rivoluzionari accettarono dopo qualche perplessità la proposta. Non mancarono però gli accesi critici di Lenin, come mwaiiRosa Luxemburg che intravide l'involuzione mwaimdittatoriale che la Rivoluzione d'Ottobre stava prendendo sotto la direzione del partito bolscevico.

L'epoca di Stalin

La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa del successore di Lenin, mwaiwStalin: questi elaborò un'ideologia, il mwai0marxismo-leninismo, che sotto la discussa continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, formalizzava a livello teorico le istituzioni e le prassi formatesi nell'Unione Sovietica del tempo.

Alla mwai8Nuova politica economica, ricevuta in eredità da Lenin, egli vi sostituì l'industrializzazione, soprattutto mwajaindustria pesante, e collettivizzazione forzata, con una massiva e spietata repressione del dissenso e dei nemici veri o presunti, provocando milioni di morti nello sterminio dei mwajeKulaki, considerato mwajigenocidio da molti storici e politicamente riconosciuto come genocidio o mwajmcrimine contro l'umanità da molti Stati: questo genocidio è richiamato alla memoria con la parola mwajqholodomor in mwajulingua ucraina poiché la maggioranza, dei contadini massacrati o costretti a morire di fame, era di etnia mwajyucraina.cite-ref-25[25]

L'industrializzazione, sotto la rigidissima guida statale, aveva per scopo il rafforzamento della nazione sovietica nei confronti delle potenze occidentali.cite-ref-26[26]

La mwakepolitica estera di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti alla ricerca di un compromesso con la mwakiGermania nazista per la spartizione della mwakmPolonia e altri territori già parte della Russia (mwakqpatto Molotov-Ribbentrop, 1939). Si assistette anche a un notevole rafforzamento delle funzioni di controllo e repressione del dissenso sul mwakuComintern. Oltre alla mwakysinistra comunista, da sempre avversa all'involuzione stalinista dell'Internazionale Comunista, negli mwakcanni trenta anche altri militanti comunisti occidentali si mostrarono contrari al nuovo corso politico in atto in URSS, fra questi mwakgBoris Souvarine e mwakkGeorge Orwell. In mwakoItalia nel 1931 mwaksIgnazio Silone venne espulso dal mwakwPCI per aver criticato Stalin. Già in questo decennio importanti scrittori progressisti, come mwak0André Gide, dopo il viaggio in Unione Sovietica, organizzato dalle autorità sovietiche, criticarono la natura di quel sistema:

«E io penso che in nessun paese oggi, fosse pure nella Germania di Hitler, lo spirito sia meno libero, altrettanto asservito, intimidito (leggi: terrorizzato), schiavo.»

(André Gide, Retour de l'URSS, 1936.)

Tra le testimonianze sui campi di concentramento staliniani a partire dagli anni trenta e quaranta e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana si trova il romanzo mwalamwaleBuio a mezzogiorno (1941) di mwaliArthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Tra gli intellettuali che spezzarono il conformismo sull'URSS, allora imperante nel mondo progressista, anche mwalmAntonio Gramsci, ex segretario del mwalqPartito Comunista d'Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trockij e dei vecchi dirigenti bolscevichi. Anche dopo la seconda guerra mondiale furono numerose le denunce e le testimonianze fra le quali quella di mwaluAleksandr Solženicyn.

Trockij e il comunismo rivoluzionario

mwal4Lev Trockij, il teorico della mwal8Rivoluzione Permanente, bollato da Stalin come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall'URSS,cite-ref-27[27] denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò nel 1938 la mwamqQuarta Internazionale, formata da gruppi e partiti comunisti dissidenti definiti, ma non da lui, mwamutrockisti, ma fu ucciso nel 1940 in mwamyMessico da un sicario di Stalin.cite-ref-28[28]

Nonostante Lenin, come testimonia il suo mwamwTestamento, preferisse Trockij come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di Stato e di partito. Il superamento di questa situazione fu teorizzato da Trockij ne mwam0mwam4La rivoluzione tradita attraverso una seconda rivoluzione ("politica" in contrasto a quella "sociale" dell'Ottobre) che avrebbe dovuto portare il proletariato a riprendersi lo Stato (ripristinando la democrazia sovietica), togliendolo di mano ai "burocrati" che, secondo la tesi trockista, avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (non però di nuova "classe dominante") al posto dei lavoratori salariati.cite-ref-29[29] In mwanqTerrorismo e Comunismo sostiene:

«L’uomo che ripudia il terrorismo in linea di principio – cioè, ripudia le misure di repressione e di intimidazione nei confronti della controrivoluzione determinata e armata –, deve respingere ogni idea di supremazia politica della classe operaia e la sua dittatura rivoluzionaria»

(Lev Trockij, Terrorismo e Comunismo, 1920.)

Fu inoltre contrario alle aperture nei confronti dei contadini previsti dalla mwancNuova politica economica e sostenne la necessità della "militarizzazione del lavoro".

I comunisti nell'antifascismo

Molti pensatori di ispirazione comunista o socialista interpretarono la tragedia della mwanoprima guerra mondiale come risultato delle rivalità fra nazioni, frutto del mwansnazionalismo e dell'mwanwimperialismo, visto da alcuni (secondo il pensiero leninista) come fase ultima del mwan0capitalismo. Nel primo dopoguerra, alcuni segnali sembrarono andare nella direzione della rivoluzione socialista (la mwan4Rivoluzione russa, il mwan8biennio rosso italiano, la mwaoaproclamazione della Repubblica Socialista in Germania da parte di mwaoeKarl Liebknecht, la fondazione della mwaoiRepubblica Sovietica Ungherese, ed in generale il successo di movimenti operai in diversi paesi) ma pressoché tutti fallirono.

Successivamente, la mwaoqcrisi economica del 1929, fornì ulteriori argomenti ai teorici critici del capitalismo liberale, ma presto fu chiaro che la crisi e l'impoverimento delle nazioni europee non stava portando a rivoluzioni progressiste, bensì all'abolizione della mwaoudemocrazia e all'affermarsi di mwaoyregimi autoritari di mwaocdestra, di cui gli esempi più eclatanti erano il mwaogfascismo italiano ed il mwaoknazismo tedesco. I marxisti presenti nel movimento antifascista sostengono che il passaggio da una forma di governo democratico ad una forma di governo totalitario non è altro che un'opzione per la quale la borghesia opta per frenare, attraverso la repressione e il controllo del territorio, le rivendicazioni operaie e proletarie. Tale opzione, secondo i marxisti, è per la borghesia indispensabile e ne fa uso quando le contraddizioni politico-economiche sono tali da rappresentare una minaccia per l'ordinamento costituito. Per cui i marxisti sostengono che il movimento fascista è al servizio della borghesia, portando a compimento un primo accenno d'analisi fatta da Karl Marx, riguardo al sottoproletariato che egli stesso definì "feccia al servizio della reazione".

L'avvento del fascismo colse i comunisti, come altri gruppi politici, impreparati. Sebbene l'antifascismo italiano avesse una forte impronta liberale (mwaosManifesto degli intellettuali antifascisti del 1925 di mwaowBenedetto Croce), i comunisti si diedero un'organizzazione clandestina anche dopo l'affermazione del regime. Il ruolo fondamentale svolto dai comunisti nell'mwao0antifascismo è stato spiegato in diversi modi: essi erano per lo più persone con forti convinzioni ideali, preparate a un'eventuale azione clandestina e alla possibilità di essere perseguitate per le loro idee politiche. Inoltre i comunisti che militavano nei partiti membri del Comintern avevano alle loro spalle l'organizzazione di questa e il prestigio dell'URSS, anche se non sempre i sovietici li appoggiarono in modo effettivo. Nel primo periodo, infatti, lo sforzo antifascista dei comunisti ebbe un grosso limite nella politica del Comintern di considerare le forze riformiste di mwao4sinistra nemici da combattere anziché alleati: il termine "socialfascismo" coniato per bollare i socialdemocratici fu la manifestazione più evidente di questo atteggiamento.

Si pensava infatti che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio (tesi questa condivisa da molti osservatori dell'epoca), che sarebbe crollato lasciando via libera alla lotta tra comunisti e loro oppositori per creare una società alternativa al capitalismo e che i socialdemocratici, compromessi con le forze conservatrici, si sarebbero trovati dalla parte opposta delle barricate. Questa politica fu in parte imposta da mwapaStalin e in parte inizialmente caldeggiata da alcuni partiti comunisti, come il mwapePartito Comunista Tedesco, che erano divisi da un'aspra rivalità con i socialdemocratici. Per ulteriori approfondimenti su questo punto si può leggere mwapiNascita e avvento del fascismo dell'ex comunista italiano mwapmAngelo Tasca, e mwapqDa Potsdam a Mosca di Margaret Buber-Neumann, compagna di uno dei principali dirigenti del Partito Comunista Tedesco.

Le conseguenze disastrose dell'avvento del fascismo e la repressione da parte dei regimi fascisti di coloro che professavano l'ideologia comunista (fra le numerose vittime mwapcAntonio Gramsci, secondo segretario del mwapgPartito Comunista d'Italia, morto al termine di una lunga carcerazione durante la quale non ebbe pieno accesso alle cure mediche necessarie per il suo grave stato di salute) portarono a un ripensamento della posizione del Comintern e alla nuova politica dei mwapkFronti Popolari, alleanze di tutte le forze di sinistra in funzione democratica e antifascista: il primo esempio di Fronte Popolare fu quello spagnolo che vinse le elezioni nel 1936 (vedi anche voce mwapoguerra civile spagnola). Poco tempo dopo anche in Francia si affermò un governo di Fronte Popolare, formato da socialisti e radicali e appoggiato dai comunisti dall'esterno.

Durante la guerra di Spagna la sezione locale del Comintern, che inizialmente nel paese non era che un piccolo partito, acquisì una forza e un prestigio notevole grazie agli aiuti militari che l'URSS fece pervenire ai repubblicani spagnoli e che si trovò a gestire. Il Comintern favorì la nascita e l'organizzazione delle mwapwBrigate Internazionali, che erano aperte agli antifascisti di ogni tendenza politica, che permisero a chi voleva dare il suo contributo individuale alla causa spagnola di partecipare alla lotta.

Proprio in Spagna però si manifesta, fuori dall'isolamento dell'URSS, la repressione staliniana dei comunisti che non volevano piegarsi alle posizioni del Comintern. In questo paese esistevano infatti un forte movimento anarchico (vedi paragrafo comunismo anarchico) rappresentato dai sindacati mwap4Federazione Anarchica Iberica (FAI) e mwap8Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT), e un piccolo ma attivo partito marxista di vaga ispirazione trockista e antisovietica, il mwaqaPartito Operaio di Unificazione Marxista (POUM). La principale differenza di indirizzo politico tra POUM e i filo-sovietici durante la guerra era che i primi ritenevano inseparabili guerra antifascista e rivoluzione socialista, mentre per i secondi ogni altro obiettivo doveva essere subordinato alla vittoria sul generale mwaqeFrancisco Franco e i suoi miliziani. Sotto istigazione di Stalin il POUM venne accusato di essere un movimento di traditori che "oggettivamente" favorivano i fascisti e i suoi membri perseguitati (mwaqiAndreu Nin, il segretario, venne torturato e assassinato in carcere).

Parallelamente gli esperimenti di "comunismo libertario" e autogestito degli anarchici venivano scoraggiati o interrotti, anche se i dirigenti anarchici riuscirono per lo più a salvarsi dal terrore staliniano grazie alla loro forza politica. Il 17 maggio 1937 a Barcellona si ebbero addirittura violenti scontri armati tra POUM e CNT da una parte e combattenti inquadrati nelle organizzazioni del mwaqqPartito Socialista Unificato della Catalogna, vicino al mwaquPartito Comunista di Spagna dall'altra. Questi fatti sono stati riportati tra gli altri da mwaqyGeorge Orwell, allora combattente in Spagna in mwaqcmwaqgOmaggio alla Catalogna e trasposti cinematograficamente da mwaqkKen Loach in mwaqomwaqsTerra e Libertà.

Il movimento comunista si è impegnato anche nella Resistenza all'occupazione nazifascista, durante la mwaq0seconda guerra mondiale. In Europa notevole fu l'impegno nella mwaq4Resistenza jugoslava, mwaq8italiana, mwarafrancese, greca, polacca, cecoslovacca e in Asia nella Resistenza cinese, malese e filippina. Va ricordato che il patto Molotov-Ribbentrop prevedeva diverse forme di collaborazione fra i due stati ed inoltre implicava l'impegno dei diversi partiti comunisti ad un atteggiamento di neutralità, "guerra fra imperialisti" che venne modificato solo con l'aggressione della Germania all'URSS.

URSS, Europa orientale e partiti comunisti dopo il 1945

Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si espansero nelle zone che l'mwarmArmata Rossa aveva liberato dal mwarqnazismo ed occupato. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in mwaruCecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l'URSS o non sufficientemente malleabili, mentre i partiti non comunisti, maggioritari, venivano sciolti o posti sotto controllo dei partiti comunisti filosovietici. Alla fine l'mwaryEuropa orientale vide nascere una cintura di mwarcStati satelliti saldamente controllati dall'URSS e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico.

La reazione dell'Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto mwarkStati Uniti d'America, all'espansione dell'influenza dell'URSS portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò nel periodo storico definito mwaroguerra fredda.

Dopo la morte di Stalin nel 1953 ci furono diverse rivolte nei paesi sotto la sfera di influenza dell'URSS, che chiedevano non la restaurazione del capitalismo, ma libertà di espressione e una gestione effettiva e diretta del potere politico da parte del lavoratori. Nel giugno del 1953 scoppiarono dei mwarwmoti operai nella Germania Est, che furono repressi con la forza. Nel giugno del 1956 anche alcuni operai polacchi insorsero (mwar0rivolta di Poznań). La rivolta fu sedata dall'esercito polacco e venne nominato a capo del mwar4Partito Operaio Unificato Polacco (il partito di governo) il moderato mwar8Władysław Gomułka, più ben visto dalla popolazione rispetto al predecessore mwasaEdward Ochab, evitando così un'ennesima rivolta che avrebbe provocato l'intervento militare sovietico, che invece mwaseavvenne in Ungheria pochi mesi dopo. Qui l'insurrezione venne repressa con l'intervento dell'mwasiArmata Rossa, che arrivò alle porte di mwasmBudapest, e i suoi capi furono giustiziati.

I partiti dell'Europa occidentale, già membri del mwasuComintern, seguirono acriticamente le posizioni dell'URSS in linea generale fino al 1968, la mwasyPrimavera di Praga, quando per la prima volta qualcuno non si allineò alle scelte della dirigenza sovietica. Da quel momento in poi alcuni di questi partiti iniziarono ad allontanarsi sempre più dall'ideologia mwascmarxista-leninista fino a quando verso la fine degli anni settanta si spostarono su posizioni mwasgeurocomuniste, delle quali uno dei sostenitori più convinti fu mwaskEnrico Berlinguer.

Fuori dall'Unione Sovietica

L'espansione dell'ideologia marxista-leninista andò oltre l'avanzata dell'Armata Rossa, raggiunse infatti la mwaswRepubblica Popolare Cinese, che sarebbe stata proclamata nel 1949 da mwas0Mao Zedong, e l'mwas4Albania di mwas8Enver Hoxha che erano il frutto di una lotta civile e di una resistenza antifascista interne, a queste va aggiunta la mwataRepubblica Socialista Federale di Jugoslavia presieduta dal maresciallo mwateTito, nella quale l'Armata Rossa non si stabilì pur avendo partecipato alla lotta per la liberazione dall'occupazione nazista. I governi di questi paesi dopo un primo periodo di buoni rapporti dimostrarono che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi passivamente ai dettami dell'URSS quindi in epoche differenti ruppero con l'URSS teorizzando anche una propria versione dell'ideologia marxista-leninista: mwatimaoismo (e le varianti locali come i mwatmkhmer rossi), mwatqhoxhaismo (chiamato a volte enverismo) e il mwatutitoismo, metodologicamente non dissimili dallo stalinismo.

In Italia nel 1951 vi furono le clamorose dimissioni dal mwatcPCI dei deputati mwatgAldo Cucchi e mwatkValdo Magnani, eroi della mwatoResistenza al nazifascismo, iscritti al Partito Comunista Italiano clandestino dal 1936, che criticavano la pretesa dell'URSS di fungere da Stato guida e la totale mancanza di democrazia nella Unione Sovietica staliniana. Le dimissioni furono respinte e i due furono espulsi dal partito sotto l'accusa di "mwatstitoismo" e di "indegnità morale".

Dopo la caduta del Muro di Berlino

Verso la fine del secolo XX lo stato di necessità economica e sociale in cui versava l'URSS spinsero i vertici del mwat4Partito Comunista Sovietico ed in primis il presidente mwat8Mihail Gorbačëv ad attuare una politica di rifondazione dello Stato e di apertura al mondo occidentale, definita al tempo mwauamwaueperestrojka. A partire da questo momento (1985) il cammino dell'URSS si farà sempre più aperto allentando la stretta sull'Europa orientale, sul rigore ideologico e sulla chiesa ortodossa.

Oggi alcuni Paesi (mwaumCina, mwauqCorea del Nord, mwauuLaos, mwauyVietnam, mwaucCuba) continuano a essere governati da partiti ispirati all'ideologia marxista-leninista, costituendo però realtà assai diverse. Alcuni hanno introdotto, in misura più o meno ampia, forme di economia di mercato, le quali sono molto estese in Cina (mwaugsocialismo con caratteristiche cinesi), Laos e Vietnam (mwaukeconomia di mercato orientata al socialismo), più limitate a Cuba, e anche certe libertà di pensiero e comunicazione, mantenendo però sempre un sistema politico a partito unico. Diversamente, la Corea del Nord è governata da un sistema politico collettivistico e quasi del tutto isolato dal mondo esterno, ma ha rinunciato al marxismo-leninismo in favore dell'ideologia mwauoJuche; conseguentemente, nel 2012 i ritratti di Karl Marx e Vladimir Lenin sono stati rimossi dalla facciata del Ministero del Commercio Estero situato a Pyongyang nella piazza Kim Il-sung.

Esperienze comunitarie

Da sempre in occidente e in oriente si sono verificati casi di creazione di comunità in cui non vi era proprietà personale ma solo collettiva. Si pensa semplicemente a esperienze cristiane come il mwau0monachesimo (anche in versione militare come nei mwau4templari). Anche i mwau8monaci buddhisti hanno adottato la stessa linea comunitaria.

Attualmente un piccolo numero di persone, provenienti soprattutto dalle regioni industrializzate, hanno scelto di uscire dalla società moderna e di vivere in mwavecomunità, piccole società alternative: il fenomeno vide il suo apice durante il boom della mwavicontro-cultura negli mwavmanni sessanta e all'inizio degli mwavqanni settanta, ma in misura ridotta dura tuttora. Queste persone sono spesso designate come mwavunuovi bohemién o mwavymwavchippy e per quanto riguarda collettività organizzate per occupazioni abusive anche mwavgsquatter.

Critiche al comunismo

La dottrina della mwavsChiesa cattolica, oltre ad opporsi all'impostazione mwavwmaterialista e intrinsecamente mwav0atea del comunismo, considerato il "male assoluto"cite-ref-30[30], si è costantemente pronunciata a favore della proprietà privata, come funzione sociale necessaria alla società e alla giustizia.cite-ref-31[31] La messa in comune della proprietà è proposta dalla Chiesa solo su base volontaria, fermo restando che la dottrina della destinazione universale dei benicite-ref-32[32] limita l'uso della proprietà privata e impone ai proprietari di condividere i beni con i bisognosi. A tal proposito in ogni caso, il comunismo di stampo marxista mette in dubbio non tanto la proprietà individuale, quanto quella dei mezzi produttivi.cite-ref-33[33]cite-ref-34[34]

«Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio.»

(Catechismo della Chiesa cattolica, III, sez. ii, cap. 2, art. 7, 2403cite-ref-35[35])

Molti scrittori e attivisti politici si sono dimostrati critici nei confronti del comunismo e più frequentemente del socialismo reale: dissidenti del blocco sovietico mwaxgAleksandr Isaevič Solženicyn, mwaxkArthur Koestler e mwaxoVáclav Havel per quanto riguarda lo stato socialista; economisti mwaxsFriedrich von Hayek, mwaxwLudwig von Mises e mwax0Milton Friedman teorici di una diversa e contrapposta economia; storici e sociologi mwax4Hannah Arendt, mwax8Robert Conquest, mwayaDaniel Pipes e mwayeRudolph Joseph Rummel; filosofi come mwayiKarl Popper, sempre in riferimento alla componente marxista, per citarne alcuni.

Alcuni studiosi, tra questi Conquest, argomentano contro il comunismo marxista sottolineando la violazione dei mwayqdiritti umani da parte dei mwayuregimi comunisti, particolarmente a opera di mwayyStalin e mwaycMao Zedong.

La maggior parte degli studiosi e dei politici contrari al comunismo tende a vedere le vittime e i reati causati dai regimi comunisti<ref&#x3E;''[[Il libro nero del comunismo]]''</ref&#x3E; una ref un po' vaga! come conseguenze inevitabili dell'applicazione del marxismo, mentre pensatori e politici vicini al comunismo solitamente sostengono la mancanza di un rapporto tra gli ideali e quanto compiuto dai vari regimi a essi apparentemente ispirati. Ciò varrebbe in particolare per il regime mwaykstaliniano in mwayoUnione Sovietica, visto come una degenerazione del marxismocite-ref-36[36]cite-ref-37[37]cite-ref-38[38].

Tra gli altri critici del comunismo, Vilfredo Pareto, nel suo mwazgTrattato di sociologia generale (1916), osserva come tale sistema, pur mirando a eliminare le élite, finisca per sostituirle con una nuova classe dominante composta da burocrati e leader di partito, perpetuando così le disuguaglianze di potere.cite-ref-39[39] La sua teoria della "circolazione delle élite" sottolinea che il potere, lungi dall'essere abolito, viene trasferito ciclicamente da un gruppo all'altro; i rivoluzionari che abbattono la classe borghese diventano essi stessi la nuova élite dominante.cite-ref-40[40] Inoltre, Pareto ritiene che l'uguaglianza assoluta, uno degli ideali fondanti del comunismo, sia irrealizzabile, poiché le società sono naturalmente stratificate in virtù delle differenze nelle capacità e nelle ambizioni degli individui.cite-ref-41[41] Pareto analizza anche il ruolo della burocrazia nei regimi comunisti, descrivendola come una nuova classe dominante che consolida il proprio potere attraverso il controllo delle risorse economiche e dei mezzi di propaganda.cite-ref-42[42] Infine, egli sottolinea come l'assenza di incentivi individuali, caratteristica dei sistemi comunisti, conduca a stagnazione economica, rafforzando ulteriormente il potere dell'élite burocratica.cite-ref-43[43]

Esistono anche critiche alle teorie economiche sviluppate da Marx e dai marxisti. Hayek, tra gli altri, sostiene che il possesso collettivo dei mezzi di produzione può essere mantenuto solo attraverso un'autorità centrale di qualche tipo, che tende, a causa dell'enorme potere del quale è investita, a diventare totalitaria, violando le libertà civili e politiche quindi eliminando tutti gli oppositori politici. L'economista sostiene inoltre che libertà e diritti possano essere conservati solamente attraverso la salvaguardia della mwa04proprietà privata e dell'mwa08economia di mercato ossia due libertà essenziali per la teoria liberale e mwa1aliberista.

Secondo uno studio pubblicato dalla mwa1iRoyal Society, il comunismo, applicato in senso lato in ogni sua variazione, tende a rendere le mwa1mnazioni coinvolte significativamente più povere, meno sane e mwa1qvivibili anche dopo decenni dalla fine delle proprie politiche socialiste.cite-ref-44[44]cite-ref-45[45]

Note

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Voci correlate

• mwbliAnarchia
• mwblqAnarchismo
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Documenti

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Collegamenti esterni

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